Servizio pubblico indaga sulla bufala della mozzarella e l’inquinamento del casertano

Mozzarella di bufala campana prodotta nel casertano tra campi inquinati e frodi alimentari. Ma sotto sotto c’è la voglia di scippare la regina del Made in Italy al Meridione?

Servizio pubblico indaga sulla bufala della mozzarella e l'inquinamento del casertano

La mozzarella di bufala campana dop è la regina del Made in Italy accompagnata dalla Pizza, dagli spaghetti e dal pomodoro. Sono tutti prodotti del Sud Italia e stasera Michele Santoro a Servizio Pubblico più propone un reportage firmato da Stefano Bianchi sulla mozzarella di bufala dop.

A gettare allarme tra allevatori e produttori la legge Zaia lasciata in eredità dall’ex ministro e che sarebbe dovuta entrare in vigore il prossimo 1° luglio. Imponeva due linee di produzione separate: per la mozzarella Dop e per i prodotti caseari a base di latte di bufala ma non dop. La rivilta dei produttori è stata unanime: chi si poteva permettere il lusso di investire almeno 200 mila euro da investire in tali ammodernamenti? A rivedere la legge è intervenuto l’ex ministro Mario Catania che ha cancellato l’obbligo di separazione della linea di produzione ma lasciato intatta la regola per cui si userà latte dop proveniente esclusivamente da allevamenti in zona.

Il giro d’affari che ruota intorno alla mozzarella di bufala campana Dop produce 500 milioni di euro di fatturato, per 35 mila e 500 tonnellate prodotte nel 2012, impiega 15 mila addetti e le bufale presenti in tutta l’area riconosciuta dal Consorzio sono 280 mila.

In un territorio estremamente inquinato quale Terra di lavoro ossia tutta la provincia del casertano, tra le fumarole eterne che si aprono dal ventre marcio di veleni giunti dal nord e interrati al sud, vivono le bufale e si coltivano ortaggi e frutta.

Bianchi prova a mettere assieme i vari filoni di indagine che hanno riguardato produttori e caseifici sospettati di essere collusi con la camorra. Rispetto alla ricostruzione delle giostre del latte e delle cagliate congelate provenienti dai Paesi dell’Est molto ne ha scritto Rosaria Capacchione ne L’oro della camorra riportando le inchieste e ricostruendo gli intrecci visti quando era ancora giornalista a Il mattino.

I grandi caseifici vogliono usare il latte congelato come lobby a modificare il disciplinare della mozzarella dop includendone l’uso. Il perché è molto semplice: serve a abbattere i costi e a innalzare i profitti e peraltro usando invece, cagliata congelata, i costi di produzione si abbassano ancora di più.

In realtà però c’è anche molta pressione da parte degli allevatori di bufale del nord, la dove le bufale non hanno mai pascolato.Ma perché ora le bufale piacciono anche a Nord? Perché non interessano la comunità europea che non riconosce il latte di bufala e questo dunque non rientra in quel circolo delle quote latte per cui l’ex ministro dell’agricoltura Luca Zaia pure ci aveva messo la faccia, salvo oggi ricevere un deferimento dalla comunità europea.

Bianchi indaga su Villaggio Coppola e su Terra di lavoro oggi ridotta a una terra di inquinamento da rifiuti tossici. Comunque a chiusura del servizio posso dire che lo sapevamo già e che forse un po’ di dignitoso approfondimento ci stava. Al solito si è persa l’occasione di fare un po’ di informazione completa.

Via: http://www.ecoblog.it/post/99829/servizio-pubblico-indaga-sulla-bufala-della-mozzarella-e-linquinamento-del-casertano

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